Le ripetizioni nell’esposto

 

Una domanda che periodicamente ci viene formulata è la seguente: è lecito che in una crittografia o in un gioco
continuativo una parola dell’esposto si ripeta nella soluzione?
Ecco due esempi:

      1.  Anagramma: Dittatura di Silla = Tre anni di tirannide (Totip)

      2. Frase bisenso: Battuta di spirito = Colpo di stato (Ciampolino)

Come si può notare, in entrambi i casi la preposizione “di” che appare nell’esposto, si ripete nella soluzione.
Non si configura nessun tipo di… reato in quanto la ripetizione avviene fra l’esposto e la prima lettura. L’esposto non fa parte del gioco di parole in sé, della frase da trovare: esso è la traccia (lo stimolo, dicono i linguisti) da cui partire. La pulizia del gioco di parole si deve verificare fra la prima e la seconda lettura per le quali non dev’esserci in alcun modo identità etimologica (frasi bisenso escluse) né ripetizioni di parti del discorso che conservino lo stesso significato riconducibili però a una sovrapposizione linguistica nella traccia (1).
La questione cambia – come ho già scritto in precedenti occasioni – se si valuta il gioco sotto l’aspetto estetico. Allora qui si aprono frontiere a interpretazioni ben più profonde e argute del “mero” sbagliato: infatti, a parità di condizioni, sarebbe auspicabile una totale estraneità nei tre contesti esposto, prima e seconda lettura ma se ciò non accade non c’è nessun errore. Anzi, a parità di condizioni, io preferisco di gran lunga un esposto bisenso pur con una ripetizione:

       3. Non ricordiamo il perito = Qui ci scappa il morto!

Ritorno sul concetto del bello: la misura del fastidio che comporterebbe la ripetizione fra esposto e prima lettura va però commisurata con la… lunghezza del termine clonato.
Infatti una preposizione come “di” passa inosservata, ma sarebbe macroscopica quella di “dalla” o, addirittura, di un’altra parte del discorso più lunga. E ciò sarebbe una bruttura. Appunto.

(1) Sono corradicali quei termini che, sovrapposti, conservano lo stesso significato ancora oggi.
Stupidone = gran demente = grande mente (equipollenza fra gran e grande) anche se per una sola unità lessicale: Alleviare il popolo = la gente consolare = l’agente consolare in cui l’articolo determinativo “la” si ripete nella suafunzione “l’ “. E ricordiamo in questa sede che per l’analisi si effettua esclusivamente quella grammaticale e mai quella logica.
Non c’è invece equipollenza in quei giochi in cui, pur apparendo due vocaboli con lo stesso significato, non c’è sovrapposizione di termini:

       4. Ora la corrispondo = Ci amiamo, già mi amò (Beppe)

poiché, come si può notare, la parola “amiamo” che si spezza in “… a mi amò” non è corradicale con l’altro perché le lettere di “amò” nella prima lettura sono il suffisso “-iamo” che non ha nulla in comune etimologicamente col verbo “amare”.

 

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